IT – King Stephen

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IT – King Stephen

É estremamente difficile parlare di un libro come It, che sfugge ad ogni possibile definizione o classificazione. Prima di approcciarmi a questa lettura, a lungo rimandata negli anni, identificavo It come il clown  agghiacciante, che tanto fa paura. Niente di più riduttivo. It non è un horror, non solo almeno. Certamente ci sono dei momenti in cui, mentre leggi, inizi a sbandare per ogni singolo scricchiolio che senti in casa. In questo senso il libro inizia con i fuochi di artificio: la morte di Georgie è spaventosa quanto triste. Il clown, nella sua prima e improvvisa apparizione dallo scolo delle fognature, trasmette molta ansia, inquietudine e…voglia di fuggire!!!! Anche se le scene più agghiaccianti sono quelle in cui si sentono le voci dei bambini morti provenienti dal
lavandino: lì ho teuto seriamente che non sarei mai più entrata in bagno 😀
Tuttavia, It è molto di più.
It è la storia di un’amicizia, anzi, è la storia dell’amicizia: quell’amicizia pura, nata nell’infanzia, che supera ogni cosa, sprigionando una forza che è capace di vincere anche il peggiore dei mali.
Inoltre, il romanzo affronta temi importanti, come la violenza sulle donne, l’amore oppressivo dei genitori per i figli, il dolore per la perdita di un figlio che spezza per sempre le vite dei genitori…
Con il tempo, perdendosi nelle pagine, la paura passa. Non so perché, non so se sia il libro ad essere meno pauroso (ma non credo), o semplicemente ci si abitua, si entra nella storia e quasi (quasi eh :D) si inizia a trovare normale ciò che si legge.
Soprattutto, con il tempo ci si affeziona talmente ai personaggi da sentirli propri amici.
Ho provato empatia per ognuno di loro: in ognuno di loro ho visto qualcosa di me.
E ora, dopo 1200 pagine in cui raramente la mia attenzione è calata, mi mancano. Ed è una bella sensazione da provare quando si finisce un libro.
Solo il finale mi ha lasciata un po’ perplessa, per una serie di ragioni: innanzitutto, mi sto ancora interrogando sul significato profondo del momento in cui la piccola Bev decide di avere un rapporto sessuale con ciascuno dei suoi sei amici, a turno, nella stessa notte.
Inoltre, ho trovato un po’ banale la storia delle uova di It. Mi ha fatto quasi sorridere.
Ma soprattutto, aver scoperto che It è un ragno ha fatto crollare un mito 😀
La conclusione è amara, ma inevitabile: dopo aver ucciso It, i superstiti tornano ciascuno alla propria vita e progressivamente dimenticano…e si dimenticano gli uni degli altri.
Maria

La strada stretta verso il profondo nord, Richard Flanagan

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La strada stretta verso il profondo nord, Richard Flanagan

Questo romanzo ha vinto il Man Booker Prize nel 2014; un premio di grande importanza che dà fama internazionale. Si tratta del più importante premio nazionale britannico che seleziona i migliori libri tradotti in inglese.

Il titolo è tratto da un haiku giapponese ovvero un piccolo componimento poetico di tre versi. Ne ritroviamo spesso anche altri tra le pagine del libro.

La storia è ambientata nel periodo della costruzione della Ferrovia della morte da parte dei Giapponesi. Tale linea avrebbe dovuto collegare, attraverso la Birmania, Bangkok all’India in modo da consentire ai giapponesi di conquistarla. Alla fine l’impresa non fu mai portata a termine in quanto la presenza della foresta pluviale lo impedì.

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La principessa sposa, Goldman William

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La principessa sposa, Goldman William

Lo sceneggiatore Goldman cerca, per regalarlo al figlio, un libro che gli fu letto dal padre quando era bambino e che lo fece innamorare della lettura.
Il romanzo è la riduzione dell’originale e dentro troviamo i suoi commenti; scoprirà infatti che il padre aveva tagliato alcuni pezzi.

Il libro tratta della storia d’amore di una contadina innamorata del suo garzone, il quale decide di andare lontano per guadagnare soldi e poi poterla sposare. Un giorno verrà sparsa la voce che il garzone è morto e la principessa sarà data in sposa ad un principe. Successivamente lei verrà rapita da tre nemici del principe in cambio di una ricompensa in denaro. Si scoprirà poi che in realtà il garzone non è morto e tenterà di fare il possibile per riprendersela.

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Una stanza piena di gente, Keyes Daniel

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Una stanza piena di gente, Keyes Daniel

Lo stile di questo romanzo è di impianto giornalistico in quanto l’autore ha cercato di rimanere fedele alla storia vera di Billy che soffre di un disturbo di personalità multipla.
Sono ventiquattro le persone che abitano la sua mente, ognuna diversa, ognuna con un nome, un sesso, un’età e dei ricordi perfettamente differenti. Sono ben distinte e si alternano l’una con l’altra prendendo il controllo del pensiero e del comportamento di Billy. Sono così ben radicate in lui che quando verrà arrestato con l’accusa di aver rapito e stuprato tre studentesse non si ricorderà niente.
La personalità più forte e pericolosa è “il maestro” e rappresenta la coesistenza di tutte le altre insieme. Il passaggio da una personalità all’altra avviene attraverso uno stato di trance che dura qualche secondo. Non tutte le personalità si conoscono e interagiscono tra di loro. A volte quelle più forti prendono il sopravvento e decidono che altre devono restare nascoste per garantire la loro sopravvivenza.

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Il porto dei sogni incrociati, Björn Larsson

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Il porto dei sogni incrociati, Björn Larsson

Bjorn è uno scrittore svedese appassionato di navigazione che passa gran parte del suo tempo in barca a vela e ne fa l’ambientazione per i suoi romanzi. Scrive dalla sua nave ormeggiata sulla costa danese

“perchè lì non ho tentazioni. Nel mio monolocale in Svezia ci sono troppi libri e mi verrebbe voglia di sfogliarli tutti per rendermi conto che non sono un bravo scrittore.”

Il protagonista di questo libro è Marcel, il quale si definisce “venditore ambulante di sogni”. È il capitano di un’imbarcazione che, viaggiando di porto in porto, lascia un segno nel cuore di ogni persona incontrata. Lui rappresenta la figura del comandante che ogni volta riparte alla ricerca della sua libertà in mare, lasciando cuori infranti lungo la sua strada. I quattro personaggi del romanzo non accettano questo comportamento e si ritrovano tutti insieme ad aspettarlo allo stesso porto. Si intrecciano quindi le loro vite e le loro storie ed è così che finalmente quelle che erano delle solitudini individuali diventano rotte condivise con qualcuno.

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L’amico ritrovato, Fred Uhlman

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L’importanza di un buon incipit, che si tratti di un racconto breve o di un romanzo, non sovrasta né sminuisce il valore e la necessità di un finale sapiente e risolutivo.

Per questo motivo e perché trattasi di un insegnamento classico, semplice, diretto e se vogliamo obbligato nella vita di un lettore curioso, ho assaporato di recente le righe di un libro scritto da Fred Uhlman negli anni ’70, ‘L’amico ritrovato’, quel volumetto a metà tra il romanzo e il racconto di cui lui stesso parlava in termini assolutistici, ovvero come il ‘suo’ libro, l’opera principale e di spicco che sarebbe sicuramente durata nel tempo.

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