Sei grande, Marcus – Pierre Chazal

Lille, inizio degli anni ’90. Pierrot è un giovane ambulante che vende ortaggi nei mercati della zona quando apprende della sua morte, della morte di Hélène, la donna che ha sempre amato ma le cui sorti sono state segnate dall’ero. Un segreto inconfessato, la scelta di farla finita perché alla fine per quel bambino tutto era meglio tranne che una vita in una casa occupata tra tossici e degrado, una lettera lasciata a lui, l’unico di cui ha sempre potuto fidarsi, in cui parla forse per la prima volta e in cui gli chiede di prendersi cura di Marcus, suo figlio di quasi otto anni. Tra i due nasce un rapporto molto particolare, fatto di silenzi, sguardi condivisi, risate, e curiosità. Perché Marcus non conosce il mondo, non sa cosa siano le patatine fritte, non ha mai mangiato le cozze, non sa cosa siano i mercati, conosce soltanto la dimensione di quelle case occupate e di quei dischi usati per poggiare la droga anziché per far musica. Tuttavia, il suo è un animo bramoso di conoscenza, un animo bramoso di sapere a cui si affiancano una mente intelligente e sveglia e uno sguardo penetrante capace di andare oltre le apparenze.

Continua a leggere

Acqua di mare – Charles Simmons

C’è qualcosa di meglio dello starsene col corpo in acqua e la mente in cielo?”

Ricordo che a un seminario di scrittura, un noto autore contemporaneo spiegava che l’ambientazione di un romanzo è da considerarsi – pertanto da sviluppare in egual modo – come un vero e proprio personaggio, un soggetto a se stante. Ebbene, senza dubbio in quest’opera di Charles Simmons, autore statunitense recentemente scomparso, l’elemento acqua e in particolare ‘acqua salata’ è uno dei protagonisti più accesi e sentiti di tutta la narrazione. Il mare è presente in ogni pagina e la pungente aria salmastrosa viene respirata a pieni polmoni. E’ come lo si osservasse da molto vicino, con i piedi a bagno, con il rumore talvolta assordante, dell’infrangersi delle onde a riva. E’ un libro, questo, dove dettagli e sapienti descrizioni degli scorci attorno alla casa estiva di una famiglia americana benestante degli anni Sessanta, ci trasportano direttamente nel pieno della scena, né più né meno come fossimo spettatori in prima fila a teatro.

Si parte subito con un incipit da urlo!

Continua a leggere

Sangue sporco – Enrica Aragona

Con il tempo imparai che sarei sempre stata io a fare domande a lei, mai il contrario. Renata le domande non le faceva a nessuno: la vita le aveva già dato tutte le risposte necessarie. […] A volte la guardavo e avevo paura persino di toccarla perché temevo che sarebbe andata in mille pezzi soltanto sfiorandola; sotto la giacca di pelle che indossava sempre, anche quando il freddo ti tagliava in due o il sole ti bolliva le viscere, le potevo contare le ossa per quanto era magra. E se Renata si fosse distrutta in mille pezzi io non avrei più potuto vivere, a meno che non li avessi rimessi assieme, uno per uno, fino a ricomporla esattamente com’era» – pp. 50-51

Siamo a Roma e sono gli anni ’70. L’eroina è un male diffuso così come diffusa è una latente povertà che miete vittime e spezza vite. Scilla ha perso la madre a causa della droga e ora si ritrova a vivere ad Isola Nuova, quartiere di palazzi tutti uguali e di case popolari dalle forme rettangolari schierate come casermoni, con il padre, una figura materna prestata al ruolo e dei fratelli che non la riconoscono quale sorella. La desolazione è la più totale, l’abbandono è la condicio sine qua non del quartiere. Tante sono le anime che hanno abitato e abitano questo luogo, ciascuna con una sua storia, ciascuna con un suo vissuto. Tra queste vi è Renata, colei con cui Scilla stringe un legame fortissimo, colei da cui Scilla viene inevitabilmente separata. Un passato marchiato è quello dell’amica, un passato che sembra riproporsi con costanza senza risparmiare nulla e nessuno.

Sono passati ventuno anni, undici mesi e diciotto giorni. Una torta sacher con delle candeline, un giorno speciale per ritrovarsi, per accettare un lieto fine che non è mai arrivato, per far i conti con i giorni che furono. Scilla adesso è una donna adulta, è la madre di Serena. Ha un impiego, ha delle amiche, ha una relazione finita male dalla quale è nata sua figlia, ma non può dimenticare le sue origini. Origini fatte dalla realtà di Isola Nuova perché anche se te ne vai, anche se i tuoi vecchi amici ti considerano una traditrice perché hai cercato e abbracciato una nuova vita, tu continui ad appartenergli.

«Perché Isola Nuova non è un posto in cui puoi rimanere troppo a lungo: è la coscienza sporca di una città che finge di ripulirsi mandando qualche idiota a fare comizi inutili sul degrado e sul riscatto. Un posto dove ormai mi guardano di traverso come si guarda un’infame traditrice, pieno di quelli che, a differenza mia, non si vergognano di vivere tra i tentacoli di palazzoni troppo alti, conficcati in un mondo di spigoli in cui devi stare attento a dove ti giri per non farti lasciare segni addosso. Segni che gli altri non vedono, ma che i Quadrilateri ti imprimono sulla pelle senza che tu possa fare niente per evitarli. Marchi che io, per quanto abbia provato a cancellare, mi porto ancora dentro

Roma, la Roma di ieri, la Roma di oggi. La Roma fatta di spade, la Roma fatta di sigarette e primi amori. La Roma di un legame che da solo riempiva tutto. Perché Renata è l’amica di sangue, la donna amata, la donna destinata a perire. A perdere. E poi c’è Scilla, colei che ama, colei che si dona, colei che viene tradita da quelle promesse non mantenute, colei che resta comunque al suo fianco, colei che alla fine è costretta a ricominciare.

Con “Sangue Sporco” (Corbaccio, 2019), Enrica Aragona dona al suo lettore un elaborato forte, magnetico, introspettivo e di gran contenuto. Chi legge è completamente rapito da una narrazione che gli scava dentro e vi rimane. L’Aragona è una maestra, inoltre, nel delineare situazioni, luoghi e vicissitudini eterogenee, è bravissima nel descrivere e dar corpo ai suoi personaggi, dalle voci ai caratteri più propriamente personali. Non solo, tanto è il coraggio che dimostra la scrittrice per le tematiche che affronta, problematiche ancora attualissime e affatto scontate.

Il ritmo narrativo è fluido, ben cadenzato e rapido: inizi a leggere il libro e non te ne stacchi sino a che non lo hai concluso. Una lettura diversa dal solito che lascia il segno e che entra dritta nel cuore e nella mente.

«Avremmo dovuto sconfiggere i nostri demoni, ma per farlo avremmo dovuto guardarci davvero, fino nel fondo più fondo di noi stesse, e non eravamo disposte a farlo: il prezzo da pagare sarebbe stato molto più alto di quello che potevamo permetterci

                                                         Demetra

Il party – Elizabeth Day

«La stanza dell’interrogatorio è piccola e quadrata. Un tavolo, tre sedie di plastica, una grande finestra alta con il vetro smerigliato sudicio di polvere, l’illuminazione al neon; le nostre facce immerse in un’ombra giallo sporco. Due tazze di tè: una per l’agente di polizia, una donna, e l’altra per me. Al latte, con due cucchiaini di zucchero. Troppo latte, ma non sono nella condizione di potermi lamentare. Il bordo della mia tazza è segnato dalle impronte dei denti là dove, qualche minuto fa, ho morso il polistirene. Le pareti sono biancastre. Mi ricordano i campi da squash sulla Pall Mall dove, solo pochi giorni fa, ho demolito un avversario che occupava una posizione molto più avanzata della mia nella classifica del club

La prima impressione che si evince aprendo “Il Party” di Elizabeth day è quella di trovarsi non tanto davanti ad un romanzo quanto innanzi ad una sceneggiatura cinematografica in piena regola. Ciò è percepibile già dall’incipit che precede queste mie parole e che a sua volta, nell’opera, è seguito da una vera e propria postilla inserita da Neri Pozza, all’interno della quale viene introdotta una letterale definizione del termine.

«Party: sostantivo.

  1. Festa, serata, ricevimento: una riunione sociale con invitati, nel corso della quale si mangia, si beve e ci si diverte.
  2. Partito: un raggruppamento politico formalmente costituito che partecipa a elezioni e tenta di formare o di prendere parte a un governo, per esempio “programma elettorale del partito”.
  3. Parte: una o più persone che costituiscono uno dei firmatari in un accordo o uno dei campi opposti in un processo, per esempio “la parte avversa”, “la parte civile”»

Ci troviamo in una stanza della polizia per gli interrogatori. Le domande hanno inizio. L’interrogatorio di polizia è registrato presso il commissariato di Tipworth, in Eden Street il giorno 26 maggio 2015. Sono le ore quattordici e venti e l’ispettore Nicky Bridge, insieme al collega Kevin McPherson, pone le sue domande a Mr Gilmur. Martin Gilmour, 3 giugno 1975, è chiamato a rendere una deposizione sul party occorso in data 2 maggio in Premier Inn Tipworth.

Continua a leggere