La parata – Dave Eggers

Molti di voi conoscono Dave Eggers per il suo celebre “Il cerchio” a cui è seguito un omonimo – ma anche contestato – adattamento cinematografico nonché opera all’interno della quale l’autore focalizza la propria attenzione sulle conseguenze della dimensione social, sugli effetti che la tecnologia ha portato – e potrebbe ancora portare – nella nostra vita. Con “La parata” egli si sofferma sulla tematica dei rapporti umani, con le varie diffidenze, incertezze, peculiarità ma anche con quel naturale senso di solidarietà e collettività dettati dalle circostanze della vita.

«La condizione naturale del mondo, il suo stato dominante, era il silenzio assoluto, e l’illogica benedizione di tutto ciò era che le creature che fanno rumore, ossia la quasi totalità del genere umano, volevano solo stare vicino ad altro rumore, lasciando vuoto e sereno quasi tutto il pianeta

Due uomini, 4 e 9. Due nomi numerici perché per l’azienda, che vuole restare anonima, tutto è più semplice se si seguono linee organizzative precise e meticolose che riducono al minimo l’interazione umana, tra dipendenti così come tra soggetti e interlocutori esterni. Obiettivo della missione: la costruzione di una strada che avrebbe avuto il compito di collegare il nord al sud, il sud al nord. Siamo in un paese africano che è stato devastato dalla guerra civile, un paese africano diviso in fazioni nemiche e dove regnano il nulla, la povertà e le mine. La strada, che dovrà essere lunga 230 km a due corsie e che dovrà essere conclusa in circa dodici giorni e prima della tanto attesa parata inaugurale, rappresenta un collegamento ma è anche simbolo di rinascita. Mentre 4 ha il compito di guidare l’asfaltatrice raggiungendo ogni giorno la capsula successiva contenente l’asfalto e il carburante per l’RS-80, 9 ha il compito di guidare il quad, di precedere il collega e di avvertirlo di ogni pericolo e di ogni interferenza presente sul percorso che deve essere asfaltato. I due sono però tra loro molto diversi: mentre 4, soprannominato Orologio per la sua scrupolosità, è ligio al dovere e ferreo nell’esecuzione delle direttive dei capi, 9 si lascia andare a quel che incontra, è un edonista, non si sottrae alla carne – al posto delle barrette essiccate – così come non si sottrae ai suoi piaceri con le avvenenti abitanti del posto. La strada è disseminata da tracce di guerra che vanno da enormi sacchi neri contenenti i residui di questa, a carcasse di aerei, a bambini reduci dagli scontri che, leggeri come pesi piuma, attendono una carezza o un abbraccio. Durante i giorni di lavoro si succederanno una serie di avventure tra loro eterogenee che porteranno i due protagonisti a rimettere in discussione ogni certezza e ogni legame.

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Lungo petalo di mare – Isabel Allende

 


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Isabel Allende con un libro che sin dalle prime pagine ci riporta al passato, alle opere di questa autrice che più ci hanno fatto innamorare e che più ci hanno conquistato.

Quando le vicende hanno inizio siamo nel 1939, il clima politico europeo è preoccupante a causa dei sempre più pressanti regimi dittatoriali che stanno prendendo campo mentre la guerra civile spagnola sta giungendo alla sua conclusione. Protagonista dell’opera è Victor Dalmau, entrato nell’esercito repubblicano nel 1936, partito per difendere con il suo reggimento in una Madrid in parte occupata dai nazionalisti e quasi medico che si dedica alla cura ai vari feriti. Fratello di Guillem Dalmau, entrambi avevano ricevuto un’educazione laica ed erano cresciuti in un piccolo appartamento nel Raval, in una casa della classe media, in cui la musica del padre e i libri della madre avevano sostituito il dogma religioso. I Dalmau non militavano in alcun partito politico, ma la diffidenza di entrambi nei confronti delle autorità e di qualsiasi tipo di governo li portava a schierarsi con gli anarchici. Oltre alla musica, il padre, Marcel Lluìs, aveva trasmesso ai figli la curiosità per la scienza e la passione per la giustizia sociale. A causa di una grave ferita alla gamba, Victor era stato rimandato ingessato – per grazia di un medico inglese che aveva optato per la steccatura piuttosto che per una diretta amputazione – a Barcellona dove quanto prima si era rimesso in sesto per tornare al lavoro. Al contempo, una grave perdita familiare lo obbliga a far ritorno a casa dove ad attenderlo trova Rose Bruguera, giovane pianista amica di famiglia, allieva prediletta del musicista.

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Giuda – Amos Oz

Gerusalemme, inverno 1959/60.

Shemuel, universitario riflessivo e pacato, risponde a un annuncio di lavoro in una città diversa dalla sua, deciso ad allontanarsi per un po’ dal suo ambiente. Finirà a tenere compagnia ad un anziano colto e infermo in cambio di vitto e alloggio, in una scalcinata villetta posta come ultima abitazione di un vicolo periferico della pericolosa Gerusalemme. Nella stessa casa abita una piacente quarantenne di nome Atalia, donna dal fascino intrigante, costantemente circondata da un alone di mistero e di estrema riservatezza.

Amos Oz in “Giuda” muove i tre personaggi principali in un teatrino di colloqui stringati (per niente banali) all’interno di una trama che scorre sotto l’onnipresente diatriba dell’odio e della guerra tra gli ebrei e gli arabi palestinesi, il tutto in un tripudio di citazioni e di riferimenti temporali. La vicenda risulta come ammorbata da un forte sentimento di passione inteso non solo come amore e sesso bensì come attivismo e partecipazione culturale e politica. Durante la lettura saremo, tra l’altro, costantemente affiancati da una sensazione – neppur troppo vaga – di forte delusione, di amarezza e di tradimento. Ecco, il tradimento: sembra proprio questo il filo conduttore della storia, infatti ben presto ci renderemo conto che vengono traditi tutti quanti.

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In nome della madre – Erri De Luca

Ho acquistato questo piccolo libro del controverso scrittore napoletano, su consiglio di un’amica. Sapevo che l’opera trattava delle vicende evangeliche della giovane Maria (Miriàm) e del suo sposo Giuseppe (Iosef) dal momento dell’Annunciazione alla nascita miracolosa del piccolo Gesù (Ieshu), dal punto di vista della madre. Devo ammettere che era il primo libro di De Luca che ho letto anche se l’autore non mi era ignoto, ne conoscevo la biografia ed avevo letto alcune interviste da lui rilasciate. Forse per questo, mi ero fatto l’idea (poi rivelatasi sbagliata) che si trattasse di una rivisitazione della narrazione dei Vangeli in base alla visione dell’autore e dei Testi Apocrifi, un po’ sullo stile de La Buona Novella del mai troppo compianto Fabrizio De André.

Ciò che invece ho trovato mi ha molto stupito, in positivo. Salvo qualche licenza narrativa, la storia aderisce nelle sue parti principali a quanto ritroviamo nei Testi Sacri, ma il punto di vista e la voce narrante sono quelle di Maria, e ciò consente al De Luca di dare un taglio estremamente introspettivo ed intimistico. Il lettore si ritrova totalmente immerso nella psiche e nel cuore di questa giovane straordinaria donna, partecipando ai suoi stati d’animo e lasciandosi trasportare dalla sua determinazione e fede.

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Altri libertini, Tondelli Pier Vittorio

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E’ l’opera prima di un importante autore italiano già da tempo scomparso purtroppo in giovane eta, romanzo composto da sei racconti concatenati che all’epoca fu posto sotto sequestro per oscenità e oltraggio alla pubblica morale in conseguenza a una denuncia di un privato cittadino. Era il 1980 quando fu pubblicato per la prima volta e la società di allora, ben più apparentemente puritana e limitante rispetto all’odierna, non digerì affatto il linguaggio scurrile e blasfemo con cui venivano narrati gli accadimenti di quei giovani ribelli nei confronti di un dilagante perbenismo, individui in continua modalità raminga alla ricerca spasmodica di un briciolo di felicità e spensieratezza che non arrivava mai.

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