Nina sull’argine – Veronica Galletta

Caterina si era guardata indietro.
Alle loro spalle il fiume si allungava fino alla città, stesa sotto ai monti. Due grandi cime dal profilo simile, quasi sdoppiato, come ombre rivelate da un movimento inatteso nello scatto di una fotografia. Ne aveva attribuito l’effetto alla rifrazione di un’aria pesante, una caligine umida presagio di un’estate rovente, nonostante sul monte a destra si mostrassero ancora residui di neve sulle cime, piccoli tocchi come getti di vernice. Caterina aveva toccato la spalla al pilota, facendo cenno di rallentare, per fare un altro giro.
In quel punto il fiume faceva una curva, protetta da una serie di pennelli squadrati. Dietro, una serie di laghetti artificiali, frutto di un’attività estrattiva oramai abbandonata. Il fondo sabbioso affiorava dal colore immobile della superficie dell’acqua. Si erano avvicinati alla cava, fino a percepire il giallo brillante di
due escavatori, in bilico su due grossi cumuli di sabbia. Le rive erano circondate da una vegetazione di alberi ad alto fusto compatta e impenetrabile, che si spingeva fin quasi a lambire l’acqua. Ma era un’illusione, come il colore, un verde chiaro che virava all’argento, cangiante, a seconda dell’inclinazione dell’elicottero.

Incipit bello di Lida N.

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