La ruggine del tempo – Dario Galimberti

Un giallo malinconico che va oltre l’indagine. Un tuffo nel passato, avvolto da una Lugano di fine ‘800 capace di emozionare.

Ezechiele Beretta è il delegato di polizia della città. Una sera riceve una chiamata da un amico dottore: in ospedale è ricoverata una vecchia signora, chiede di lui, ha un segreto da rivelargli.

Lugano 1931. Inizia così questo terzo romanzo con protagonista il delegato Ezechiele Beretta, (terzo come uscita, primo in ordine cronologico), la cara vecchia Liside chiama al proprio capezzale il figlioccio, massima autorità della polizia, per chiedergli di indagare sulla morte di Vera von Derwies, figlia del barone, proprietario del castello di Trevano. Non ci sarebbe niente di strano se questa morte, archiviata come un’accidentale caduta da cavallo, non fosse avvenuta cinquant’anni prima. Nonostante le circostanze della richiesta e le prove inconsistenti, Beretta s’interessa al caso e, insieme all’appuntato Tranquillo Bernasconi, si addentra tra i ricordi di coloro che si aggiravano attorno al castello scoprendo che non solo c’è qualcosa di strano sulla morte di Vera, ma qualcosa non quadra nemmeno nella morte del povero Nuto, giovane sguattero che lavorava a castello. All’indagine storica si sovrappone quella più recente: la notte tra il 31 dicembre 1931 e il primo gennaio 1932, viene ritrovato il corpo di una giovane donna, incidente d’auto. Si ipotizza un malore per stato di ebrezza, ma le cose non sono mai come appaiono.

La scrittura di Galimberti, semplice ma non banale, trasporta il lettore tra le pagine di questo libro che mescola sapientemente indagine e descrizioni mozzafiato. La scelta del periodo storico che fa la spola tra il 1881 e il 1932, riporta indietro nel tempo in una Lugano forse dimenticata, o meglio, incrostata da quella ruggine che spesso avvolge, non solo gli oggetti o i monumenti ma anche gli animi umani come a celare in una sorta di mala corazza i segreti i malesseri che ognuno racchiude in sé. Ma anche una Lugano capace di lasciare il “visitatore” bocca aperta davanti allo spettacolo naturale del lago e di ciò che lo circonda.

«Ezechiele prese fiato e come un turista qualunque entrò a curiosare nella loggetta del pronao che volgeva a sud. Osservò la campagna sottostante, il grande prato di Cornaredo che arrivava fino a Molino Nuovo, poi la città, il lago, il monte San Salvatore, le montagne tutt’intorno e sorrise.»

Il tono malinconico che accompagna tutto il romanzo, a partire dalla frase introduttiva che l’autore ha scelto ripresa dal romanzo di Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, passando per i vicoli di Lugano nel freddo invernale. Alle atmosfere retrò delle taverne, alla cura dei nomi dei personaggi fino allo stesso protagonista, presentatoci nelle primissime pagine dalla stessa anziana, Liside:

«E tu invece? Passano gli anni e hai sempre quell’espressione malinconica che avevi da bambino. Quello sguardo triste… come se fossi oppresso dal peso di segreti solo a te noti.»

aggiungono a questo libro un qualcosa che va al di là della classica indagine poliziesca che è un intreccio ben congeniato che si snoda pagina dopo pagina aggiungendo i tasselli come in una partita a domino. È un percorso storico geografico con il sapore di un secolo appena finito e che a volte dimentichiamo.

La narrazione passa attraverso i dialoghi dei suoi protagonisti, sono parole schiette, limpide e mai fuori luogo che arrivano al lettore e piacevolmente lo accompagnano fino all’ultima riga.

Un autore che non conoscevo ma che approfondirò. Libro che consiglio.

DARIO GALIMBERTI: architetto, vive a Lugano. È stato responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana e professore in progettazione architettonica. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Il bosco del grande Olmo e Lo chiameremo Argo. Con Libromania ha pubblicato Il calice proibito (2015), L’angelo del lago (2017) e Un’ombra sul lago (2019), finalista del premio Giallo Ceresio 2020 e vincitore del premio Fai Viaggiare la tua Storia nel 2019 e del premio Laghi 2020.

Manuela

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