Sulla strada – Jack Kerouac

Sulla strada (titolo originale On the Road) è stato per me un libro fondamentale. Questo breve romanzo autobiografico scritto da Jack Kerouac nel 1951 parla dei suoi viaggi in lungo e in largo per gli Stati Uniti e il Messico, ma più della trama contano gli insegnamenti filosofici e psicologici di quest’opera.

Kerouac fu il padre del movimento culturale della Beat Generation, dal quale pochi decenni dopo sarebbero nati i movimenti hippie e non solo. Quest’opera è dunque un manifesto culturale il cui valore è ancora intatto dopo tanti anni.

Il viaggio dell’autore (Sal nel libro) è un viaggio di ricerca di qualcosa che nemmeno lui riesce a definire.

Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano. Sapevo che a un certo punto di quel viaggio ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; sapevo che a un certo punto di quel viaggio avrei ricevuto la perla.

È l’innato, ancestrale desiderio di scoperta e l’ambizione a qualcosa di più elevato. Temi che costituiscono la colonna portante del movimento beat, che fu critico verso il materialismo, il laicismo e il consumismo, seppur non ancora rivoluzionario in senso politico. E così il viaggio stesso diventa meta e scopo, perché in nessun luogo si riesce a trovare quel che si sta cercando.

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare».

L’opera è divisa in cinque parti, ognuna delle quali parla di un diverso viaggio, alcuni dei quali compiuti con il suo amico e scrittore Neal Cassady (Dean nel libro). Si tratta di un ragazzo uscito da un riformatorio che conduce uno stile di vita del tutto in contrasto con i valori borghesi e il suo personaggio nel libro è molto importante per lo sviluppo della filosofia di Kerouac, sia in positivo che in negativo.

L’autore ci parla delle sue intense esperienze nel corso di questo vagabondare, e del suo universo interiore che si può sintetizzare come l’angoscia e l’irrequietezza per il senso di vuoto che non riesce a colmare.

Lo stile narrativo è una “prosa spontanea” semplice e asciutta, come la definirà l’autore stesso. Eppure è tanto semplice da leggere quanto complesso in tutte le sue sfaccettature. È un libro da far depositare con calma nella propria coscienza, ma che, mostrando a nudo le emozioni umane e i turbamenti universali, ha contribuito alla crescita interiore di generazioni di lettori. Compreso me.

Buona lettura!

Gabriele Levantini

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