Uto – Andrea De Carlo

Milano, 25 novembre

“Carissima Marianne,

ti scrivo perché non so come dirtelo al telefono, è successa una cosa terribile e ancora quasi non me ne rendo conto, prendere la penna è un modo di guardare le cose un poco più a distanza o almeno con più ordine e più tempo,non lo so. In ogni caso, è successo questo: Antonio si è suicidato quattro giorni fa. E non solo lo ha fatto, ma per farlo ha aperto il gas nella cucina del suo ufficio sabato pomeriggio quando non c’era nessuno dei suoi dipendenti e dato che l’ufficio è al pianterreno il gas ha invaso tutta la base del palazzo e quando è arrivato un prete missionario che doveva salire al quinto piano per dare delle garanzie a una signora su alcuni ragazzi sudamericani che volevano affittare un appartamento e ha schiacciato il pulsante dell’ascensore, il contatto elettrico ha fatto esplodere tutto come una bomba terribile… “

                        incipit bello di Samantha G.

Controvento – Federico Pace

Controvento” di Federico Pace è un libro per spaziare con la mente.

Storie e racconti con i quali è possibile attraversare il cuore segreto dei continenti ma non solo, anche metaforicamente parlando – viaggiare lungo il tragitto che va, per esempio, dall’infanzia sino all’adolescenza o all’età adulta e anche oltre.

E’ un ‘andare altrove”, insomma. Perché solo così le cose di una certa importanza possono avverarsi.

Uno su tutti, mi basta citare il racconto dedicato a Paul Gaugain e al suo ‘impossibile’ viaggio verso Tahiti in cerca di qualcosa di bello (e raro da trovare), mosso dallo spasmodico desiderio di esplorazione di terre ed emozioni sconosciute, “lontano, molto lontano, dalle prigioni che sono le case europee”.

Che dire di più? Ad esempio, che è un’antologia piena di colori e profumi d’esotico, senza dubbio adatta ai lettori giovani ma anche a quelli meno giovani, essendo un connubio di esperienze non propriamente ordinarie e di vite realmente vissute che invitano chiunque a sognare ad occhi aperti, librandosi tra le fantasie della mente. 

Buona lettura,

Lida

La ricamatrice di Winchester – Tracy Chevalier

Quando Violet Speedwell giunge a Winchester non sa bene cosa aspettarsi da quella che sarebbe diventata la sua nuova vita. È il 1932 e lei che è dattilografa non ne può più di quella convivenza forzata con la madre ormai vedova ecco perché si decide a chiedere il trasferimento. Considerata da tutti una zitella vista la sua età di trentotto anni e stante l’impossibilità di trovar marito perché a seguito della guerra il numero delle donne è maggiore a quello degli uomini e stante il fatto che i sopravvissuti sono tutti sposati, ella scopre per caso dell’arte del ricamo ma da quel momento le risulta impossibile distaccarsene.

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I monologhi della vagina – Eve Ensler

Un titolo impattante, che incuriosisce e fa riflettere. “I monologhi della vagina”, prima d’essere un libro ebbe comunque origine come spettacolo teatrale.

Ideato negli Anni Novanta da Eve Ensler , per molto tempo fu portato in giro sui palcoscenici di tutto il pianeta, in particolare in quelli Stati dove la posizione femminile era oltremodo carente e deficitaria o peggio ancora, dove la donna era oggetto – per costume – di quotidiane violenze fisiche e psicologiche, emarginazione sociale e persino di orribili e impietose mutilazioni.

Recentemente ripubblicato in Italia da Il Saggiatore, il volume si compone di esperienze di donne che hanno rivoluzionato l’intero cosmo femminile aprendo a chiunque le porte dei loro fatti più intimi e privati.

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Un intero attimo di beatitudine – C.H. Parenti

Rimettere insieme brandelli di vita e frantumaglia è generalmente un processo da età adulta, in particolare quando il peso di scelte sbagliate e frustrazioni è divenuto insopportabile. Qua, invece, è la giovanissima Arianna Brandi ad elaborare (sebbene inizialmente in modo inconsapevole) un processo evolutivo di liberazione che porta, nel suo implicito, un chiaro messaggio di positività e di speranza.

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“Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone

Arrivava, da chissà quale universo sprofondato nel corpo. Da così lontano dentro la carne, come se provenisse da un paese straniero.E aumentava, s’irradiava dall’ombelico a dismisura. Esatta, regolare: sessanta secondi interi. Lei lo sapeva che le avrebbe schiantato le reni. E poi, sarebbe cresciuta ancora. Si sarebbe fatta gigante come sua madre la sera prima abbandonata sul divano, come il telefono in corridoio che non aveva squillato per anni; gli occhi di Zeno quando le aveva detto: «Sì, andiamo via». Le avrebbe fermato il cuore, come tutte le cose che non potevano guarire. Adele lo sapeva. Respira.  Era quello che le ripetevano di fare. Ma lei non poteva respirare. Aveva i polmoni pieni di segatura. Il dolore le comprimeva il torace, glielo spaccava a metà come una mela. Il dolore era l’unica verità vera. Così sterminato, quanto l’Adriatico a febbraio.

incipit bello  di  Gianluca

Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood

«È un avvenimento, una piccola sfida alle regole, così piccola da non poter essere scoperta, ma questi attimi sono le ricompense che mi offro, come le caramelle che, da bambina, accumulavo in fondo a un cassetto. Questi attimi sono possibilità, spiragli.»

Classe 1985, “Il racconto dell’Ancella”, anche a distanza di trentacinque anni, resta uno dei libri d’attualità più rinomati per quanto concerne la tematica del ruolo della donna nella società. Lo scenario che viene delineato è quello di un mondo (Stati Uniti) in cui una crisi ambientale e sociale hanno completamente ribaltato il sistema tanto da consentire l’instaurazione di un regime totalitario all’interno del quale alla figura femminile è destituito il ruolo di custode della famiglia e di mero oggetto. Non ha più alcun diritto fondamentale, ha perso la sua libertà, ha perso la sua identità, è un mero strumento che deve soddisfare il bisogno maschile e assicurare la procreazione.

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