Altri libertini, Tondelli Pier Vittorio

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E’ l’opera prima di un importante autore italiano già da tempo scomparso purtroppo in giovane eta, romanzo composto da sei racconti concatenati che all’epoca fu posto sotto sequestro per oscenità e oltraggio alla pubblica morale in conseguenza a una denuncia di un privato cittadino. Era il 1980 quando fu pubblicato per la prima volta e la società di allora, ben più apparentemente puritana e limitante rispetto all’odierna, non digerì affatto il linguaggio scurrile e blasfemo con cui venivano narrati gli accadimenti di quei giovani ribelli nei confronti di un dilagante perbenismo, individui in continua modalità raminga alla ricerca spasmodica di un briciolo di felicità e spensieratezza che non arrivava mai.

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Il cammino immortale – La strada per Santiago, Jean-Christophe Rufin

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E’ il secondo libro in breve tempo che narra di cammini spirituali o religiosi che dir si voglia: qualcosa nel mio profondo si sta muovendo, evidentemente.
Lungi da me la scorrettezza nello specificare quale resoconto mi sia piaciuto maggiormente anche perché troppo diversi sia dal punto di vista descrittivo sia per quanto concerne lo stesso itinerario: nel primo libro le fatiche e i chilometri venivano macinati sulla Via Francigena da un nostro volenteroso connazionale, in questo volume invece l’ambita meta è quella spagnola di Santiago di Compostela, sospirata e infine raggiunta da un altrettanto diligente signore di nazionalità francese.

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Fiesta, Hemingway Ernest

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Fiesta, Hemingway Ernest

“Fiesta” è il primo romanzo di Hemingway in cui l’autore ci racconta le vicende di un gruppo di espatriati americani che viaggiano da Parigi a Pamplona per vedere l’Encierro: festival annuale della corsa dei tori che si svolge per strada. I tori vengono trasferiti dal recinto dove sono tenuti all’arena, è l’operazione preliminare alla corrida. Questa manifestazione è vissuta come uno spettacolo popolare e le persone la sentono talmente tanto che spesso corrono insieme agli animali rischiando anche la vita.

Il romanzo rappresenta la prima manifestazione della generazione perduta: un gruppo di persone che raggiunge la maggiore età durante la prima guerra mondiale. Questa espressione viene attribuita da Hemingway a Gertrude Stein, allora sua mentore, che coniò questo termine quando, in seguito ad un guasto della sua auto, la portò ad un giovane meccanico incapace di ripararla e si riferì a lui come “voi giovani che avete prestato servizio in guerra, siete solamente una generazione perduta”.

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Le affinità elettive, Johann Wolfgang Goethe

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Il grande Goethe, uno dei maggiori poeti e romanzieri tedeschi del settecento, assieme al barone Edoardo e alla moglie Carlotta mi hanno tenuto compagnia in questi ultimi giorni di un ottobre stranamente ancora quasi estivo.
‘Le affinità elettive’ uscì nel 1809 quando l’autore – non più giovanissimo – era già affermato in campo letterario e poetico e questo è il suo quarto romanzo.

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Una stanza piena di gente, Keyes Daniel

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Una stanza piena di gente, Keyes Daniel

Lo stile di questo romanzo è di impianto giornalistico in quanto l’autore ha cercato di rimanere fedele alla storia vera di Billy che soffre di un disturbo di personalità multipla.
Sono ventiquattro le persone che abitano la sua mente, ognuna diversa, ognuna con un nome, un sesso, un’età e dei ricordi perfettamente differenti. Sono ben distinte e si alternano l’una con l’altra prendendo il controllo del pensiero e del comportamento di Billy. Sono così ben radicate in lui che quando verrà arrestato con l’accusa di aver rapito e stuprato tre studentesse non si ricorderà niente.
La personalità più forte e pericolosa è “il maestro” e rappresenta la coesistenza di tutte le altre insieme. Il passaggio da una personalità all’altra avviene attraverso uno stato di trance che dura qualche secondo. Non tutte le personalità si conoscono e interagiscono tra di loro. A volte quelle più forti prendono il sopravvento e decidono che altre devono restare nascoste per garantire la loro sopravvivenza.

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La mia francigena, Andrea Vismara

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Novecentotredici chilometri a piedi: perché?
L’interrogativo sorge a chiunque, credo: difficile comprendere il motivo che muove un individuo (laico convinto!) passo dopo passo, durone dopo durone, gonfiore dopo gonfiore, attraverso un simile lungo tragitto peraltro comunemente considerato religioso.
Bello ‘percorrere’ con lui attraverso le pagine di questo romanzo-diario di bordo che narra l’avventura partita dal Monginevro e conclusasi dopo 39 giorni di cammino in Piazza San Pietro a Roma.

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Chiudi gli occhi, Montanari Raul

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Chiudi gli occhi, Montanari Raul

Un paese apparentemente tranquillo, sulle rive di un lago del Norditalia, in realtà
percorso da silenziosi rancori, conflitti razziali, debolezze inconfessabili e su tutto il
sesso con la sua potenza sottile e distruttiva, estrema risorsa per dare un senso a vite
annoiate. Ma questo sonno illusorio culla anche l’incubo di un delitto avvenuto tredici
anni prima: lo stupro e l’assassinio di una ragazza. La quiete si spezza quando in paese
fa il suo ritorno Andrea, che all’epoca era stato considerato colpevole. La ricerca della
verità assume le cadenze di una resa dei conti collettiva, scandita da colpi di scena che
nel finale rovesceranno ogni certezza.
Un libro che ti prende e ti tiene incollato fino all’ultima riga. Una scrittura dai ritmi
serrati, ampia, capace di passare da un punto di vista all’altro senza mai lasciarti in
dubbio. I personaggi (tanti) sono tutti ben delineati dal punto di vista psicologico si
intersecano l’uno con l’altro in maniera magistrale.

Manuela

Pulvis et umbra, Manzini Antonio

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Pulvis et umbra, Antonio Manzini

Un nuovo capitolo del Vice Questore Rocco Schiavone.
Due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta il ritrovamento del cadavere di un
trans. A Roma il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto.
L'indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste, il
secondo si lascia dietro “una puzza” che parla di storie passate e di vendetta. In
entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona, costretto a fare i conti con un
passato che non riesce a togliersi di dosso (Umbra), e un presente sempre più
complicato che non riesce ad afferrare, che trasforma ogni certezza in polvere (Pulvis).
La polvere che lascia ogni tradimento.

Ancora una volta Manzini ci cattura con la sua scrittura, dando vita e anima a un
personaggio vero, fatto di ossa, carne e sangue. Ci accompagna in questa duplice
indagine che si muove parallelamente, senza tralasciare nessun dettaglio, senza annoiare
mai, dosando la giusta ironia che riserva anche ai personaggi minori, ai quale riesce
comunque a dare spessore. Efficienti i dialoghi. Sorprendente il finale.

Manuela

Addio alle armi, Ernest Hemingway

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‘Addio alle armi’ è uno dei colossi della letteratura del Novecento nonché dei più significativi romanzi dell’autore americano, tra l’altro parzialmente basato su alcune sue esperienze personali.
‘Mea culpa’ per l’imperdonabile mancanza vista la portata planetaria e intramontabile di Hemingway, dettata, può darsi, da una sfortunata ‘inziazione’ ovvero dalla lettura di una raccolta di racconti che non mi era andata giù troppo bene, anche forse per colpa di un mio disamore verso il genere narrativo breve.
Il libro è di quelli che non si può tralasciare o ignorare tra le polveri di uno scaffale, assolutamente!
Sarà perché racconta in maniera egregia il vissuto di un secolo fa quando la prima guerra mondiale imperversava nella nostra bella Italia seminando distruzione e privazioni, sarà per le amorevoli descrizioni di certi lati intimi e appassionati del protagonista, un ufficiale medico americano in servizio per l’esercito italiano, verso la donna di cui si è innamorato e per cui esprime riflessioni e carinerie sempre più rare da udire nella nostra società contemporanea.
Questo romanzo uscito nel 1929 racconta la prima guerra mondiale su terra italica (si parla anche della sconfitta di Caporetto) sebbene la pubblicazione in lingua italiana ne fu vietata sino al 1945 in quanto ritenuto minaccia all’onore delle Forze Armate.
Il protagonista, un ufficiale americano in servizio alla Croce Rossa, dopo diversi mesi di trincea e combattimento si rende infatti colpevole di diserzione, atto di disonore punito con la fucilazione immediata, quindi dopo essersi ricongiunto con l’amata inizia la fuga vera e propria in direzione Svizzera.
Ecco, forse questo è uno dei passaggi che mi ha colpito e affascinato di più: righe e pagine in cui si percepisce il pericolo e la morte sempre in agguato, una disperata fuga di notte, nell’oscurità più completa di una natura lacustre invernale in cui l’unico impercettibile spiraglio di luce è l’amore, quell’amore vero e potente che da sollievo, che non fa vedere la brutalità dell’esistenza, che guida fiduciosamente i due e alla fine li porterà a destinazione in terra neutra.
E qui mi fermo.
Poche pagine ancora e arriva la conclusione, la quale con ogni probabilità sarà già nota al novanta per cento del mondo dei lettori ma, dato che non voglio essere io a privare di suspense il rimanente dieci, non mi resta che consigliarvi vivamente di mettervi in pari con una… buonissima lettura!

Lida

Il porto dei sogni incrociati, Björn Larsson

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Il porto dei sogni incrociati, Björn Larsson

Bjorn è uno scrittore svedese appassionato di navigazione che passa gran parte del suo tempo in barca a vela e ne fa l’ambientazione per i suoi romanzi. Scrive dalla sua nave ormeggiata sulla costa danese

“perchè lì non ho tentazioni. Nel mio monolocale in Svezia ci sono troppi libri e mi verrebbe voglia di sfogliarli tutti per rendermi conto che non sono un bravo scrittore.”

Il protagonista di questo libro è Marcel, il quale si definisce “venditore ambulante di sogni”. È il capitano di un’imbarcazione che, viaggiando di porto in porto, lascia un segno nel cuore di ogni persona incontrata. Lui rappresenta la figura del comandante che ogni volta riparte alla ricerca della sua libertà in mare, lasciando cuori infranti lungo la sua strada. I quattro personaggi del romanzo non accettano questo comportamento e si ritrovano tutti insieme ad aspettarlo allo stesso porto. Si intrecciano quindi le loro vite e le loro storie ed è così che finalmente quelle che erano delle solitudini individuali diventano rotte condivise con qualcuno.

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