Tutto sarà perfetto, Lorenzo Marone

«Non è la morte in sé a terrorizzarmi, ma lo scampolo di vita che siamo costretti a portarci dietro prima dello stop, quel ritaglio inutile che non sappiamo più come riempire» p. 24

Lorenzo Marone torna in libreria con “Tutto sarà perfetto”, opera all’interno della quale protagonista altro non è che Andrea Scotto, un quarantenne fotografo, immaturo, refrattario ad ogni forma di responsabilità (dalle relazioni sentimentali a quelle parentali) e dedito ad una vita dissoluta. Beve, fuma (canne comprese o come asserisce “sigarette al mentolo”), passa da una donna all’altra e non vuole vincoli. Quando riceve quella chiamata da Marina, la sorella coniugata con due figlie e un bassotto iper viziato di nome Augusto, di fatto un terrorista che lo osserva e scruta con sguardo di superiorità dal basso all’alto, che non teme di mordere e azzannare chiunque o qualunque cosa gli capiti a tiro, che non esita a espletare i suoi bisogni ovunque se i suoi voleri non sono immediatamente esauditi e che per questo si merita il soprannome di Cane Pazzo Tannen, subito si rende conto che quel fine settimana sarebbe stato molto diverso dalle sue aspettative e soprattutto ben lontano dalla sua idea di libertà. La donna, infatti, è costretta ad assentarsi per quarantotto ore e chiede dunque al fratello di occuparsi del padre, malato di cancro ed ex comandante di navi a riposo, Libero Scotto, per quel lasso di tempo. Dieci sono le regole imprescindibili e improrogabili a cui attenersi, regole che ovviamente verranno disattese vitasin dal primo momento. Ha così inizio un fine settimana fatto di avventure rocambolesche, di riscoperte, di nuovi legami e di situazioni paradossali. Avrà inoltre luogo il viaggio in quel di Procida, un viaggio che esaudirà il desiderio di Libero ma che porterà anche il quarantenne a riassaporare luoghi e persone e a rivivere ricordi e ferite non rimarginate. Il percorso porterà il protagonista a trovare il suo vero equilibro, a riallacciare i rapporti con il padre, a comprendere quel passato fatto di frasi non dette e domande senza risposta. Sullo sfondo, l’isola, con la sua intimità, con la sua magia, con il suo magnetismo, con i suoi misteri.

«Lui infine si è voltato e mi ha afferrato gli occhi con i suoi, e allora finalmente sono riuscito a percepire la sensazione di smarrimento che stava provando, quel sentirsi ormai fuori da tutto e in balìa del vento. E in quell’attimo ho capito che c’è qualcosa di carnale nel rapporto fra genitori e figli, qualcosa che si nasconde nello sguardo, nella bocca, si confonde con il respiro e ha a che fare con i sensi, con il sangue e con le cose che sanno di antico e ci sfuggono. Ho capito che hai voglia a serbare dentro di te il rancore, a custodirlo e proteggerlo come una balia per paura che cresca lontano e ti lasci senza più una difesa alla quale appigliarti; quando ti ritrovi davanti questo soffio ancestrale non puoi resistergli, e ti senti d’un tratto sfatto e senza forze, con le gambe che ti tremano come dopo una corsa o una lunga notte d’amorepag. 79

Con questo nuovo lavoro Lorenzo Marone riesce nuovamente a far leva sulle corde del lettore e a non deludere le aspettative di chi ama questo genere letterario e di chi ha amato i personaggi nati dalla sua penna in questi anni. Quella descritta è una storia certamente densa di significati, con tanti risvolti introspettivi, capace di sollevare riflessioni e capace di far interrogare su quelli che sono i rapporti umani in ogni sfumatura. Ritroviamo la familiare penna del napoletano che, senza difficoltà, in ogni suo elaborato, permette al conoscitore di riassaporare gli odori e le usanze delle ambientazioni che non sono mai soltanto “cornice” alle vicende. Vera colonna portante dello scritto è Libero, un uomo che si mostra forse per la prima volta a quel figlio o che forse è proprio quel figlio a vedere per quello che è per la prima volta. Tuttavia, non nascondo che la lettura è stata faticosa, che la lettura ha richiesto un impegno diverso, che ho trovato difficoltà a concluderla. E questo non perché il componimento sia scritto male o perché in esso manchi qualcosa, anzi, i tratti distintivi che hanno consacrato la notorietà di Marone ci sono tutti, bensì perché ho trovato il testo standardizzato e per questo intuibile nella sua evoluzione. E tanto quanto sono intuibili le circostanze che si susseguiranno, altrettanto simili sono i personaggi che di libro in libro si susseguono. La sensazione di déjà-vu è stata una costante in ogni pagina del romanzo.

In conclusione, una lettura piacevole che si sofferma sul rapporto padri-figli ma che non brilla per originalità. A mio modesto avviso questa tipologia di format è stata anche troppo utilizzata, il rischio, in caso di mancato rinnovamento, è quello di sfiancare troppo il pubblico che quindi, alla lunga, tenderà a distaccarsi da questi.

«Forse, per una volta aveva davvero ragione il comandante, rifletto prima di scattare: la vita è fatta di attimi di perfezione nei quali arriva la giusta luce e tutto ci appare come deve essere, e forse il segreto non è cercare di prolungare questi attimi, di fermarli a ogni costo, che nulla può essere fermato, ma accontentarsi di godere del bello, di scorgerlo. Forse si tratta solo di trovare il coraggio di non trattenere ciò che amiamo, chi amiamo, di lasciar sparire la terra all’orizzonte, confidando che tanto al prossimo battere di ciglia ci sarà un nuovo piccolo brillio a rendere, seppure per un istante tutto perfetto» p. 297

Demetra

Manuela


Ciao a tutti mi chiamo Manuela e sono nata gjsdgggss… anni fa. Dai, in fin dei conti l’età che importa! Vivo a Viareggio e zone limitrofe da tutta la vita. Il mio rapporto con la lettura è stato tutt’altro che facile, per un problema di dislessia e disgrafia mi sono sempre rifiutata di leggere e, a parte le letture obbligate della scuola, non ho mai preso un libro in mano fino ai trentacinque anni, quando mi sono imposta di leggere a mio figlio. Con tantissima fatica ho iniziato e non mi sono più fermata. Adesso leggo ogni genere, alternando contemporanei e classici. Sono circa ottanta libri l’anno, lo so non sono tantissimi ma mi piace troppo godermi la vita e le cose da fare sono sempre mille. Nel tempo libero, non so quale, mi diverto anche a scribacchiare. Per il resto che dire; sono alta un metro e ottanta, capelli lunghi e biondi, ho occhi azzurri da cerbiatto e… una fervida immaginazione!

Un po’ di me:

MARE O MONTI? Mare tutta la vita!
GENERE LETTERARIO Thriller
COLORE PREFERITO Giallo, il colore dei pazzi
IL LIBRO PIU’ BELLO Ne ho tre: “La camera azzurra” – “Uomini e Topi” – “Il danno”
LA QUALITA’ CHE PREFERISCI IN UNA PERSONA Sono due… la sincerità e la capacità di ridere
IL TUO DIFETTO PIU’ GRANDE Due? L’insicurezza e l’incostanza
UNA CANZONE DEL TUO PASSATO Losing my religion (R.E.M)
SPORT PRATICATO Faccio prima a dire quello non praticato…
CLASSICI O CONTEMPORANEI? Il giusto mix, li alterno
UNO SCRITTORE (SCRITTRICE, PER I MASCHIETTI) CON CUI USCIRESTI A CENA Antonio Manzini (risate assicurate)
IL PIATTO DI CUI NON POTRESTI MAI FARE A MENO Pop Corn (lo so non è un piatto)
IL VIAGGIO DEI TUOI SOGNI Kenya (quello fatto) il giro del mondo (quello che farei)
COSA NON SOPPORTI VENGA FATTO A UN LIBRO Che venga cestinato
IL LIBRO CHE PIU’ TI HA DELUSO Acciaio (Silvia Avalloni)
LUOGO PREFERITO DOVE LEGGERE Ovunque, ma dovendo scegliere, la spiaggia
LIBRO DELLA TUA INFANZIA La filastrocca di Pinocchio di Gianni Rodari è stato il primo libro che mi hanno letto
FESTIVAL LETTERARI, SI O NO? Si
HOBBY PREFERITO Leggere
LO STRAZIO ORTOGRAFICO CHE PROPRIO NON TOLLERI Non saprei, ne commetto di continuo io stessa!
E-BOOK O CARTACEO? Cartaceo, ma per esigenze di spazio a volte decido di ripiegare
CINEMA O NETFLIX? Cinema, ma chi riesce più ad andarci… evviva Netflix!
IL TUO MOTTO (CITAZIONE) PIU’ AMATO Dopotutto domani è un altro giorno (Rossella O’Hara)
LIBRI PRESI IN PRESTITO O LIBRI COMPRATI? Libri comprati, non li prendo in prestito e soprattutto non li presto!!
IL LIBRO CHE TUTTI DOVREBBERO LEGGERE Quello che uscirà domani
GENERE LETTERARIO ODIATO Non è un vero e proprio odio, la fantascienza, spesso non la capisco
SEGNO ZODIACALE Scorpione, ascendente Capricorno (una velenosa puntigliosa?)

Manuela

“Memorie del vuoto” – Marcello Fois

E ora dammi le parole.

La notte dell’eccidio la luna piena, grassa e sudata, se n’era stata appollaiata per ore sulla schiena delle montagne. Pochi fili di nubi facevano l’effetto di capelli scomposti sulla sua fronte. Se n’era stata cosi la luna, a bersi l’orizzonte frastagliato come il bordo di un guscio d’uovo spaccato in due, pigra di una pigrizia quasi Morte, quasi fosse al primo sonno. Poi, a un certo punto, si era sollevata, indolente, alitando contro la terra. Una luna antica che, arcuata la schiena per sgranchirsi nel silenzio e cominciare con ritardo il suo turno, si era spalancata allo sguardo degli insonni. Cosi aveva iniziato a scialbare la campagna solleticando il pelo fosforescente delle bestie, e facendo scintillare le foglie d’erba come rasoi. Aveva attraversato le vigne incidendo contro la lastra del cielo un nero golgota di piante crocifisse. Poi era passata in paese come giungendoci per caso, viaggiatrice distratta, per rendere febbrile di luce il rosso dei tetti. E penetro’ nella malta dei selciati per farla preziosa d’argento, e scelse muri immacolati perché la riflettessero. Illumino’ gli amplessi, oh se lo fece ! Quelli leciti e quelli illeciti, ferendo con scudisciate di bianco la pelle degli amanti, infilandosi nelle fessure delle porte chiuse, insinuandosi fra le tende che si sfioravano, schizzando dagli sfiatatoi delle imposte accostate. Più in là, dove il terreno sempre è grasso di vermi, fece brillare le tombe di marmo come specchi ustori e abbatte’ al suolo nerissime ombre di cipressi sull’attenti ai bordi dei viali, per farle colare sui marciapiedi. Ah, una luna maledetta! Che sussurrava sventure, la notte dell’eccidio.

Marika

Stelle minori, Mattia Signorini

Una stella che cerca di brillare ma nessuno riesce a vedere…”

Le persone di ogni sesso ed età, in determinati periodi della vita possono sentirsi così, come offuscati da una luce abbagliante e più forte della propria.

Ed è proprio a questo semplice concetto a cui l’autore, Mattia Signorini, si ricollega per assegnare un titolo che sia esaustivo e lontano dalla banalità, al suo ultimo romanzo uscito per Feltrinelli nel giugno 2019, “Stelle minori”.

Dopo nove anni, Zeno, insegnante poco più che trentenne ripercorre tratti dell’infanzia e in particolare il periodo degli studi universitari, quando un tragico evento cambiò il corso della sua vita. Come spesso accade in questi casi, nel ripensare ai nodi del passato e nel realizzare che da questi non si può fuggire ad oltranza, vengono a galla e si delineano certi dettagli anche spinosi, a cui al tempo non si era dato peso e, a poco a poco, anche tramite accurate analisi e riflessioni sulle persone di contorno, ecco che si giunge alla verità incontrastabile, quella che in fondo c’è sempre stata.

‘Stelle minori’ è un romanzo di formazione il cui spunto narrativo parte dal presupposto dell’ineluttabilità dei fatti, oltre che dal concetto dell’impossibilità di evitare per sempre i propri fantasmi. Ed è avanzando con la storia che, anche al lettore più ostico, diventa chiaro che non si può credere alla fuga eterna e che chi lo fa ha già abbondantemente perso in partenza.

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Demetra

Demetra ama leggere più di ogni altra cosa, la parola scritta l’accompagna sin da quando era piccola e non l’ha mai abbandonata nemmeno nei momenti più difficoltosi della sua vita. I libri sono per Demetra una possibilità di estraniamento dal mondo reale quanto vere e proprie linee guida per decodificare quest’ultimo. Lettrice onnivora che spazia tra ogni genere e che ama mettersi alla prova con nuove e diverse letture.

Un po’ di me:

MARE O MONTI? Mare!
GENERE LETTERARIO Tutti
COLORE PREFERITO Rosso e blu
IL LIBRO PIU’ BELLO “Crepuscolo” di Kent Haruf
LA QUALITA’ CHE PREFERISCI IN UNA PERSONA l’umiltà e l’altruismo
IL TUO DIFETTO PIU’ GRANDE troppo altruista!
UNA CANZONE DEL TUO PASSATO “Coming back to life” dei Pink Floyd
SPORT PRATICATO nuoto, running, fitness
CLASSICI O CONTEMPORANEI? Entrambi perché in ciascuno è racchiuso quel qualcosa che ti insegna e ti lascia
UNO SCRITTORE (SCRITTRICE PER I MASCHIETTI) CON CUI USCIRESTI A CENA Haruf
IL PIATTO DI CUI NON POTRESTI FARE A MENO la pizza!
IL VIAGGIO DEI TUOI SOGNI Lisbona
COSA NON SOPPORTI VENGA FATTO A UN LIBRO piegate le pagine
IL LIBRO CHE PIU’ TI HA DELUSO “I leoni di Sicilia”, sopravvalutato!
LUOGO PREFERITO DOVE LEGGERE su uno scoglio in riva al mare
LIBRO DELLA TUA INFANZIA “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman
FESTIVAL LETTERARI, SI O NO? Si!
HOBBY PREFERITO Leggere e dipingere
LO STRAZIO ORTOGRAFICO CHE PROPRIO NON TOLLERI: La lista è lunga! La x al posto di perché o perciò; pultroppo invece di purtroppo; il verbo avere senza la h; la e eufonica ormai un mito; la confusione di utilizzo tra gli o le; qual è scritto qual’è; d’accordo scritto daccordo; la conLIBIfusione tra accenti e apostrofi; proprio scritto propio; l’assoluto ignorare l’esistenza del congiuntivo; c’è scritto ce… e mi fermo perché ve ne sarebbero tanti altri ancora, lo so, sono una bacchettona!
E-BOOK O CARTACEO? Cartaceo, rigorosamente.
CINEMA O NETFLIX? Cinema
IL TUO MOTTO (CITAZIONE) PIU’ AMATO Ena allà lèonta
LIBRI PRESI IN PRESTITO O LIBRI COMPRATI? Presi in prestito e poi, in caso, comprati
IL LIBRO CHE TUTTI DOVREBBERO LEGGERE: “Il sole dei morenti” di Izzo
GENERE LETTERARIO ODIATO fantasy, non riesco più a leggerli, sono invecchiata!
SEGNO ZODIACALE: Pesci

Demetra

I racconti delle donne, Annalena Benini

Donne. Donne amiche, donne sole, donne innamorate, donne complici, donne che semplicemente sono. Con i loro pensieri, le loro paure, le loro cadute, le loro vittorie, le loro speranze, la loro rabbia, i loro segreti e i loro tanti desideri. Eroine affrante, sottomesse o ancora incorreggibili ribelli e audaci sognatrici sono le protagoniste dell’opera di Annalena Benini; eroine che hanno il nome, il volto e la penna di Natalia Ginzburg, Alice Munro, Margaret Atwood, Virginia Woolf, Dorothy Parker, Marguerite Yourcenar, Elsa Morante, Clarice Lispector, Joan Didion, Edna O’Brien, Grace Palay, Chimamanda Ngozi Adichie, Mary Miller, Valeria Parrella e tante altre ancora.

Un viaggio che ha inizio con le parole di Virginia Woolf e che termina con quelle dii Claire Dederer ma che ha lo scopo di ricostruire per mezzo della letteratura, attraverso le parole e le storie delle scrittrici

nel punto esatto in cui illuminano le donne dentro l’esistenza, nella formazione, nella delusione, nella costruzione di sé che passa sempre attraverso l’incontro con l’altro”,

il percorso di un’esistenza in cui mettere a nudo fragilità e anima ma anche la propria indole ironica, la dedizione al sesso, l’amicizia, l’amore, il dolore, l’invidia, la competizione, non è sempre cosa consentita, a maggior ragione, se si è donne e se si è vissute in secoli ove la condizione femminile non aveva ancora raggiunto i traguardi auspicati e che si stanno concretizzando nell’oggi.

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“Uomini e topi” – John Steinbeck

“Poche miglia a sud di Soledad, il salinas càpita sotto le falde dei colli, dove scorre verde e profondo. L’acqua è ancora tiepida, perchè è sgusciata sfavillando sulle sabbie gialle nel sole, prima di giungere alla stretta pozza. Su una riva del fiume i pendii dorati del contrafforte salgono dolcemente ai monti Gabilan forti e rocciosi; ma a valle l’acqua è orlata di piante: salici verdi e novelli ad ogni primavera, ingombre le forche dei rami bassi dal tritume della piena invernale, e sicomori dalle candide e screziate braccia penzolanti e dalle fronde arcuate sulla corrente. Sulla riva sabbiosa sotto gli alberi giacciono le foglie dissecate in uno strato così alto, che la lucertola fa un grande tramestìo correndovi in mezzo. I conigli escono dalla macchia a sedersi nella sabbia nella sera, e le radure acquitrinose sono disseminate dalle tracce notturne dei tassi, dalle larghe zampate dei cani dei ranches e dalle orme a cuneo dei daini che vengono a bere all’ombra.” 

Incipit bello di Gabriele

La stanza della tessitrice, Cristina Caboni

Dopo “La rilegatrice di storie perdute” Cristina Caboni torna in libreria con “La stanza della tessitrice”, opera con la quale ci trasporta in un mondo fatto di tessuti e abiti pregiati che nascondono al loro interno misteri e segreti, un mondo fatto ancora di amore, famiglie, insicurezze, solitudini, enigmi, scoperte e riscoperte.

Protagonista del testo è Camilla Sampietro, orfana cresciuta da Marianne Leclerc, detta Mamy, donna di grande potere e influenza, che dopo la dipartita dei suoi genitori l’ha accolta e allevata con tutte le cure e le attenzioni di una vera madre. Detentrice di una delle imprese più rinomate nel settore della moda, Marianne ha visto in Camilla il dono. Perché Camilla per molti versi ha quell’intuito e quella capacità che soltanto la madre della Leclerc, Caterina, aveva, perché Camilla ama i tessuti e negli abiti riesce a proiettare la sua immaginazione riuscendo a vedere il vestito nella sua mente, tanto nel colore, che nella stoffa, che nella forma, esattamente come un pittore che immagina la struttura, il disegno, le tonalità del suo prossimo dipinto.

«La seta è delicata e liscia come una carezza, anche il velluto è liscio, ma è più come un abbraccio. La lana invece è calda e pizzica come un rimprovero, devi fare attenzione con lei. La lana ha un brutto carattere. Il cotone è più simpatico, è allegro come un bacio. Il lino è fresco come il vento. Se ti piace il vento puoi dipingerlo sulla stoffa, anche le stelle e il sole. Ci puoi mettere pure il mare

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“Uno, nessuno, centomila” – Luigi Pirandello

«Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
«Niente» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.»
Mia moglie sorrise e disse: «Credevo ti guardassi da che parte ti pende.»
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: «Mi pende? A me? Il naso?»
E mia moglie, placidamente: «Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.»
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.